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Adottare il Fediverso come strumento di comunicazione e promozione di piccole attività
Per ampliare contenuti e pubblico del Fediverso credo sia importante iniziare a portare anche le pagine di piccole attività artigiane che hanno comunque conoscenza da condividere, anche a scopo comunicativo/promozionale.
Che ne pensate? E’ già possibile? Esistono server più indicati a questo scopo? Qualcuno lo sta già facendo? Quale software del fediverso pensate sia più indicato? #fediverso


@damtux Hai ragione su questo, io ti parlo da persona che minimo minimo bazzica su internet con diversi progetti in mano, da una ventina d’anni. Non ho mai avuto business da gestire. Ma proprio perché le istanze italiane non vogliono commerciali, secondo me è giusto fare un, come si chiama… fair use, no, non ricordo, WordPress per le aziende lo fa - 5 per cento dei ricavi eventualmente su wordpress. Ma al parrucchiere Truccoparrucco del centro di Bugliano che ha quattro vecchiette e due drag queen (stereotipo messo apposta), non lo puoi chiedere
certo, fair use. E sono d’accordo sul parrucchiere.
Scendo ancora sul pratico in modo da far capire di cosa stiamo parlando. Una pasticceria che conosco (in una piccola cittadina sotto i 10000 abitanti) spende quasi 1000€ al mese di social, solo per avere visibilità (non ha più di 200-300 followers su Insta)…fa circa 8-10 post al mese e spendendo così per produrre contenuti professionali e per pubblicizzarli probabilmente pensa sia sufficiente. Il posto è sempre molto frequentato in effetti ma non penso che i social siano stati così determinanti, visto che è un’attività storica avviata ancora dalla generazione precedente.
Alcuni ragionamenti:
@[email protected] @[email protected]
@damtux @macfranc anche io penso che mille euro al mese siano una spesa infinita e per cosa, per i social? Certo bisogna esserci sui social, visto che la massa sta lì. Però come ho sempre detto quando vado a parlare in giro di ActivityPub e compagnia, il fediverso non costa niente o meglio non obbliga a pagare, si può dare quello che ci possiamo permettere. Questi altri invece decidono cosa far vedere al tuo pubblico, e ti fanno pagare comunque. Perciò io il fediverso lo affiancherei alle realtà commerciali e a seconda dell’engagement poi si può incentivare quello e disincentivare le altre. E qui viene il discorso WordPress perché potrebbe aiutare nel cross-posting, ma si scontra con quello che dicevo a @macfranc “WordPress si frega tutto”:
anni fa potevi agganciare il tuo rss direttamente ai social commerciali e loro postavano.
Ti facevi magari una piccola app, settavi qualcosa e lui andava.
Per cui i moduli -plugin- WordPress per fare auto-post ovunque, si sprecavano.
Ora c’è poco niente: o sei su wordpress.com (hosting gestito) e marchi “publicize” poi paghi un tot al mese per l’auto-share ovunque, o prendi quelli tipo PubliPress autopost o come si chiama, non ricordo, ma sempre a pagamento.
Perché se hai insta, linkedin, facebook, X, Bluesky, Mastodon, e pubblichi un contenuto al giorno, se ti tieni jetpack versione free ti sei già mangiato 6 slot (il free ne ha 30 al mese) per un messaggio solo.
La colpa qua mica è tutta di Matt Mullenweg, attenzione; è dei social commerciali che hanno ristretto l’interfaccia di programmazione.
Stesso vale per altri autopost tipo zapier, IFTTT e simili. Ci sarebbe un lungo discorso da fare sull’ipocrisia delle difficoltà e restrizioni che mettono, facendotele accettare come “sicurezza” quando poi scopri che hanno il 10% del fatturato dalle truffe. Ma non è questa la sede. Mi arrabbierei, e non ti aiuterei.